Il sigillo del marchese

 

La morte della ven tottenne Beatrice Acquaviva d'Aragona – sposa di Francesco Castromediano e amatissima  marchesa di Caballino – si abbatte sul feudo come una tragedia inaccettabile. Ma mentre la piccola corte salentina cade nella disperazione, c'è chi di quel lutto inatteso gioisce; don Pietro Altomonte, arrogant signorotto leccese,  incarica i suoi "bravi" di recuperare i documenti che attestano i diritti dei Castromediano sui possedimenti caballinesi, per impadronirsene. Il crudele Ferrando e Lupo, l'uomo dal fiuto infallibile e dal tormentato passato, corrompono, intimidiscono e giungono ad uccidere per scoprire il nascondiglio di quelle carte, ma senza esito, tanto più che il segreto di don Francesco è ben altro..

Nell'arco di ventisei anni, da quei primi eventi fino alla morte di Francesco Castromediano, tra storia e leggenda il racconto scorre nelle vie del borgo di Caballino e nelle campagne circostanti, tra le mura del  convento voluto dalla marchesa devota a san Domenico di Guzman e nella coscienza turbata del priore padre Bonaventura, inquieto depositario di segreti propri e altrui. Nel frattempo arriva il flagello della peste a ricordare agli uomini la loro fragilità, ma anche a pareggiare i conti.

 

E la memoria di un amore straordinario troverà i suoi testimoni.

 

 

 

 

Il maestro della banda

Nella Lecce di metà Ottocento il piccolo Carlo Di Dio, orfano, alimenta il desiderio di diventare un direttore d'orchestra. Durante gli anni trascorsi nell'Ospizio «San Ferdinando», poi «Garibaldi», imparerà a suonare magistralmente il clarinetto, diventando solista nella banda dell’orfanotrofio prima e in quella cittadina poi, conoscendo sin da fanciullo cosa sono i palpiti del cuore. Un triste evento lo porterà ad un passo dal non credere più nella musica e nell’amore, ma la forza d’animo e un sogno ricorrente gli faranno capire che il suo desiderio non è poi così irrealizzabile. Da studente al Conservatorio San Pietro a Majella a Napoli Carlo si ritroverà così a dirigere la banda cittadina di Boscoreale, prima di diventare maestro sostituto al Teatro San Carlo di Napoli. Ma l’amore perduto gli darà sempre un enorme vuoto nel cuore. Almeno finché, un giorno, non riceverà una visita inattesa.

 

 

 

 


Gli Spiziotti


Il più grande potere che possa avere la musica è senza dubbio quello di unire. E di creare armonia. Sette singole note, poste su un pentagramma, diventano musica, creano concerto, e la musica crea a sua volta ordine nell’uomo, anche laddove i casi della vita hanno fatto solo conoscere delusioni e lacrime. Capita così che, in un orfanotrofio e in un istituto di correzione, la musica diventi una sorta di riscatto dalla vita che ha privato tanti fanciulli degli affetti più cari, del calore di una famiglia. Sono bambini che abbracciano uno strumento come se possedesse il potere di trasmettere il conforto e il calore di braccia materne e paterne. Ma è anche, per tanti altri, il modo più onorato per uscire a testa alta dallo stato sociale di «ozioso e vagabondo». Ragazzi senza più congiunti perché resi orfani dal destino, fanciulli presi dalla strada, strappati ad una vita di disagio, di stenti, ma anche di mascalzonate purtroppo, diventano loro malgrado musicanti. Divengono una banda, una famiglia, un’armonia. È il miracolo della musica. Una «musica del dolore» la loro, è vero; stringono tra le mani uno strumento forse più per rabbia che con la vera voglia di suonare. Ma finiscono, a loro insaputa, con l’essere protagonisti di un tassello della storia di una Lecce romantica che non esiste più se non solo nei ricordi dei più anziani, di chi ancora oggi rimembra quanto erano belli quando sfilavano per le vie della città gli Spiziotti.
Ed è con questo libro che si vuol dar voce a chi voce non c’è l’ha, ad una banda che non ha mai avuto un blasone ma che per quasi un secolo ha allietato le vie di Lecce, dei paesi della provincia, ha accompagnato processioni solenni, ha seguito funerali di uomini illustri, ha scandito eventi civili tra i più importanti della città; che ha annoverato tra le sue fila strumentisti e solisti che hanno poi conosciuto miglior fortuna in compagini bandistiche di alto livello.
La storia della banda dell’Ospizio Garibaldi incrocia grandi nomi del panorama bandistico del tempo, nomi che hanno creduto nel valore artistico e sociale della banda: dal maestro Carlo Cesi che volle la creazione di una fanfara e che affrontò il lungo viaggio verso Napoli per acquistare l’intero strumentale, al maestro Domenico Pingi che volle la trasformazione in banda, fino agli altrettanto grandi nomi dei maestri Virgilio, Coniglio Gallo, Onofrio Sciacca. E’ la storia di una banda che con i nomi altisonanti dell’epoca condivideva lo stesso impegno nel fare buona musica, nel provare e riprovare i pezzi fino alla perfezione, dove l’aspetto commerciale era solo marginale e comunque secondario rispetto alla sublime arte di suonare. Ma è anche, ed infine, la narrazione di vicende che vedono protagonisti piccoli musicanti, che a volte reggevano strumenti musicali più grandi di loro, che suonavano a denti stretti, che spesso erano soggetti a punizioni, ma che in fondo, nel profondo del loro cuore, andavano fieri di quella divisa che indossavano. Perché non si sentivano più orfani, non erano più «oziosi e vagabondi». Erano la banda dell’Ospizio Garibaldi!

 


Bande di Puglia

Il teatro sotto le stelle

Inquadrare il fenomeno bandistico pugliese come espressione squisitamente musicale sarebbe cosa riduttiva e certamente non veritiera. Già allargando la visione su un panorama generale, del Sud Italia in particolare, si nota come le bande per il Sud non rappresentano solo una comune forma artistica ma un più articolato e complesso fenomeno storico, culturale e sociale. Questo e molti altri aspetti legati al fantastico mondo delle bande di Puglia è l’argomento di questo libro, una sorta di censimento storico di 133 concerti musicali pugliesi, tra quelli storici, quelli ancora in attività, scuole di musica e bande oggi scomparse.
Uomini in divisa militaresca ma portatori di quella pace serenità che solo la musica può infondere. La Puglia è una terra meravigliosa per la tradizione bandistica, che fiorisce tra il finire del Settecento e l’inizio del Novecento come una forma di musica popolare anti elitaria, della quale è proprio la banda ad esserne il maggiore veicolo di diffusione. Complessi musicali composti non da professionisti ma da artigiani, contadini, sarti, calzolai, in grado di portare sulle piazze le pagine più belle del sinfonismo e del melodramma italiano ed europeo. L’attrazione della Rivoluzione e il bisogno di ascoltare musica da parete del popolo pugliese permisero che le bande diventassero un indispensabile componente della vita civile, consegnando alla storia pagine stupende fatte di musica e di vita vissuta.

 


La banda di Lecce


Dal 1846, anno in cui con il cosiddetto Instrumento di convenzione firmato dall’allora sindaco Pasquale Personè e da quarantadue artigiani rinasceva la banda di Lecce, sino ai giorni nostri. Tutta la storia di uno dei più prestigiosi concerti bandistici del Sud Italia racchiusa in questo libro.
Nel corso egli anni la banda di Lecce ha saputo mantenere inalterato un ordine che non è solo musicale ma soprattutto affettivo, lo stesso che l’ha contraddistinta soprattutto a partire dal 1949, anno in cui questo complesso tornò a vedere la luce come erede del Concerto Presidiario e di una tradizione musicale cittadina che può essere fatta risalire alla fine del Settecento.
Sono passati gli anni e intatto è rimasto l’affetto degli appassionati leccesi e non solo; identica la fama in tutta Italia, tale e quale il gusto musicale e inalterata la sequenza dei grandi nomi sul podio direttoriale e dei solisti.
Tutto ciò è la vera, grande storia della banda di Lecce «Schipa-D’Ascoli», racchiusa in questo libro non con la pretesa di essere storia musicale ma per avere il piacere di catturare l’attenzione del lettore narrando a volte la quotidianità attraverso gustosi aneddoti o con fotografie e documenti che hanno segnato centosessanta stagioni artistiche. Ripercorrere dunque i successi sulle piazze, e farlo attraverso tutto quanto possa arrivare più in fretta al cuore e alla mente di chi legge è il senso di questa pubblicazione.