Rassegna

 

“Il sigillo del marchese”: amori, intrighi e segreti nel nuovo romanzo di Giuseppe Pascali

Ventisei anni tra storia e leggenda nelle vie del borgo di “Caballino” e nelle campagne circostanti, alle porte di Lecce. Questo è l’arco di tempo e la dimensione spaziale in cui si colloca il nuovo lavoro editoriale del giornalista salentino Giuseppe Pascali “Il sigillo del marchese”.

La trama si snoda con efficacia a partire dalla morte della ventottenne Beatrice Acquaviva d’Aragona, sposa di Francesco Castromediano e amatissima marchesa di Caballino – un amore leggendario il loro – che si abbatte sul feudo come una tragedia anche se c’è qualcuno che forse per quest’evento luttuoso non è poi così triste. Don Pietro Altomonte, arrogante signorotto leccese, incarica, infatti, i suoi “bravi” di recuperare i documenti che attestano i diritti dei Castromediano sui possedimenti caballinesi, per impadronirsene. Il crudele Ferrando e Lupo, l’uomo dal fiuto infallibile e dal tormentato passato, corrompono, intimidiscono e giungono ad uccidere per scoprire il nascondiglio di quelle carte, ma senza esito, tanto più che il segreto di don Francesco è ben altro. E tra i luoghi in cui la vicenda prende corpo c’è il convento voluto dalla marchesa devota a san Domenico di Guzman e quello, simbolico, della coscienza turbata da segreti del priore padre Bonaventura. Infine arriva la peste, ad abbattersi come un flagello sugli uomini e sulle loro vite: che la morte sia infine anche un modo per pareggiare i conti?

Quella dell’autore per la scrittura è una vera e propria passione cui dà corpo con una sapiente capacità di leggere la realtà e di coglierne le sfumature. Giuseppe Pascali, laureato in Materie letterarie all’Università del Salento, scrive per la Gazzetta del Mezzogiorno occupandosi di Cultura e Spettacoli, è addetto stampa del Concorso internazionale “Tito Schipa” per giovani cantanti lirici e si è formato professionalmente anche seguendo seminari di approfondimento giornalistico con firme di tutto rispetto come Duilio Giammaria, Antonio Caprarica, Piero Dorfles e Salvo Sottile. Ha pubblicato diversi saggi e nel 2011 il romanzo “Il maestro della banda” ristampato nel 2013 in seconda edizione. Sandra Signorella

Il ‘ritorno’ di Castromediano nel romanzo storico di Giuseppe Pascali

 

Addentrarsi in un’atmosfera rinascimentale è d’obbligo soprattutto quando si visita il Palazzo Ducale di Cavallino, un paesino nella provincia di Lecce. È magnifico: sembra di rivivere quest’epoca e immediatamente ti trovi protagonista del romanzo di Giuseppe Pascali “Il sigillo del marchese”.
È una storia appassionante che affascina quella di Beatrice Acquaviva d’Aragona, marchesa di Caballino e sposa di Francesco Castromediano. Tra storia e leggenda si dipana la trama. Fluente, dettagliata, attenta ad evidenziare i particolari tenendo col fiato sospeso fino alla conclusione è la penna di Pascali.

Il lettore è ammaliato non soltanto dal romanzo, ma dalla cultura che si respira leggendolo.
Ricorda gli Aragonesi e il loro dominio nel sud d’Italia, l’antico mondo feudale, il potere ecclesiastico che nel meridione risuona imperante. La nobil donna Beatrice regalò a Caballino anni di prosperità durante il marchesato, amata dai suoi sudditi per la grande generosità e devozione, ne piansero sentitamente la morte improvvisa. È bellissimo oltreché singolare l’amore tra i due donna Beatrice e don Francesco, commuove la premura dell’amato accanto al capezzale della bella e buona moglie, così quando si legge: «La marchesa accarezzò il viso del marito, dalla guancia fino a scendere dal pizzo, con un sorriso smarrito: un gesto implorante che si tradusse in una stretta di dolore al cuore del marchese». (p. 25).

Il marchese don Francesco amava molto Beatrice: «Non ho amato nessuna donna nella mia vita come la mia sposa, il nostro è stato un amore voluto dal cielo, un’unione che deve restare eterna» (p. 62) e perché ciò avvenga richiede uno strano rito addirittura ritenuto blasfemo da padre Bonaventura, ma che attrarrà il lettore immergendolo incantato in un’ambientazione che sembra richiamare il romanzo “Il nome della rosa”.
Sa di misticismo, sono pagine che profumano di purezza, intensità, l’animo si eleva in una sorta di ascetismo misto a poesia. L’idillio si rompe quando il profano si abbatte sul sacro e tra il palazzo dei Catromediano di Caballino (oggi Cavallino) e il palazzo degli Altomonte di Lecce il romanzo si legge e si vive appassionatamente.

Giuseppe Pascali delinea i personaggi con stile, primeggiano senza dubbio i protagonisti, ma anche altri che sono parte integrante della corte e affascinano come Matilde, la serva fedele del marchese o Cordulo. Per l’abile maestria dell’autore si ha l’idea di come si muovevano tutti i membri della corte e come si svolgeva la vita tra signori (feudatari) e i servitori (coloni). Tra storia e leggenda, prosa, poesia e musica barocca – l’autore – rievoca il romanzo storico sul modello manzoniano, ma allo stesso tempo non si appesantisce di questa eredità adottando una scrittura semplice, intrigante per raccontare la storia di due amanti e porre la centralità dell’amore come sigillo di ogni cosa, della vita stessa.

L’amore è il deus ex machina del racconto calato in una cornice storica che vede manifestarsi come il Rinascimento e il Barocco. Incanta nel “Il sigillo del marchese” lo stile barocco, basta sfogliare le pagine e ci si accorge dell’eleganza, la bellezza che stupisce, strana e raffinata nelle descrizioni nel castello di Caballino, nelle tradizioni, nei costumi. E chissà che non sia un caso che proprio in questo secolo Giuseppe Pascali intarsia il suo romanzo nel quale nasce il genere “romanzo” in Italia.
Evade, coinvolge un vasto pubblico il romanzo e gode di un pathos condivisibile e amabile così come accade nel vivere “Il sigillo del marchese” di Giuseppe Pascali. Alessandra Peluso

Sulla pagina http://www.futuratv.it/cultura-spettacolo/7368-il-maestro-della-banda-intervista-a-giuseppe-pascali.html l'intervista realizzata da Futura Tv in occasione dell'incontro con l'autore alla libreria "Volta la carta" di Calimera (Le)

Con una bacchetta un fanciullo avvera i suoi sogni, anche se non ha famiglia e vive nella lecce indigente della seconda metà dell'Ottocento. Un bambino orfano che poco può sperare in un futuro migliore, segue le sue aspirazioni, lasciandosi guidare dalla fantasia e dal desiderio di saper adoperare l'archetto che utilizza il maestro concertatore durante le esecuzioni bandistiche. "Il maestro della banda" è il primo romanzo di Giuseppe Pascali, giornalista e appassionato di musica sinfonica e bande musicali,, che per queste sue passioni ha compiuto e pubblicato numerosi studi. Carlo, il protagonista della storia, è un bambino modello dal ciuffo ribelle, che destinato ad un orfanotrofio cittadino, insegue la sua passione, senza mai dimenticare le sue origini., affrontando con umiltà anche i trionfi più inaspettati. "La tragedia e la miseria vissute nell'infanzia l'hanno reso forte, risoluto, sicuro di sé e del proprio talento", così come ne parla Cinzia Tani nella prefazione. La musica, quella studiata a e sentita, può far sognare non solo chi l'ascolta, ma anche chi, intraprendendola, crede che ancora tanto di buono può accadere. (Rosetta Serra - quiSalento 16-31 luglio 2011)

Giuseppe Pascali ci riprova. E' al suo quarto libro, ma questa volta si tratta di un vero romanzo. con un protagonista di pura fantasia che si muove in un preciso contesto storico, quello della Lecce di metà Ottocento [...]. Una carriera folgorante, illuminata dall'amore e dal dolore, raccontata con il gusto della ricerca storica, strizzando l'occhio alla cultura banditica pugliese e meridionale e ai sentimenti generati da note, spartiti, notti insonni e palpiti del cuore. FestaGrande

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